Dietro le straordinarie performance musicali che vediamo in tv c’è chi, dietro le quinte, lontano dalla luce dei riflettori, lavora duramente per curare ogni leggera sfumatura e rendere tutto perfetto sul piano vocale e fonico.

Tra queste figure c’è Ruggero Ricci, cantautore, vocal coach e professionista della formazione artistica. Nel corso della sua carriera ha accompagnato e preparato giovani talenti approdati in importanti contesti televisivi e musicali, lavorando anche con protagonisti di programmi come Italia’s Got Talent, Lo Zecchino d’Oro e The Voice Kids. È inoltre giudice e ospite del talent televisivo Nokep Generation, trasmesso su Sky. 

Alla sua attività di vocal coach affianca quella di cantautore, autore e consulente artistico nell’industria musicale.

Con lui ho discusso del valore del vocal coaching nel panorama musicale contemporaneo, del delicato equilibrio tra tecnica e autenticità e del lavoro, spesso invisibile, che si cela dietro una grande voce.

L’ospite: biografia di Ruggero Ricci

Ruggero Ricci è un giovane cantautore indie, vocal coach e art director, attivo nell’ambito della formazione artistica, dello scouting e dell’industria discografica. È co-fondatore della M.E.I. Music Academy e collabora con diverse realtà legate alla scoperta e alla valorizzazione di nuovi talenti.

Da circa quattro anni è giudice del talent televisivo Nokep Generation, trasmesso su Sky e sul digitale terrestre. Nel corso della sua carriera ha inoltre ricoperto il ruolo di giurato in numerosi festival e contest nazionali e ha partecipato a importanti eventi musicali, tra cui il Green Valley Pop Fest con Radio 105. Ha inoltre aperto concerti di diversi artisti della scena musicale italiana e internazionale, tra cui Elodie, Lazza e Shiva.

Parallelamente alla sua attività di vocal coach e formatore, porta avanti il proprio percorso artistico come cantautore, autore e consulente nel settore musicale.

Ruggero Ricci in una delle sue esibizioni

L’INTERVISTA

Ruggero, grazie per aver accettato il mio invito. Che cosa significa davvero educare una voce? E quanto la voce racconta della persona che la possiede?

Educare una voce significa in primis accettarla, riuscire ad avere un bellissimo rapporto con il proprio strumento che è parte di noi e ci accompagna durante tutta la nostra vita – pertanto è fondamentale amarla e prendercene cura come se fosse una reliquia preziosa.

Sicuramente una bella voce è un ottimo biglietto da visita e può rappresentare un contratto portato a termine già in partenza… dunque dalla voce di una persona riusciamo a carpire moltissime informazioni sulla sua personalità e sul suo stato d’animo. Io mi diverto a scandagliare le voci degli altri, le analizzo e mi accorgo immediatamente se ci sono patologie nel momento in cui una voce viene impostata male o maltrattata… insomma di fatto mi ritrovo ad amministrare voci di tutte le età!

Il suo lavoro di vocal coaching, affiancato alla sua esperienza di cantautore, l’ha portata a preparare talenti per trasmissioni di grande seguito come Italia’s Got Talent, Lo Zecchino d’Oro, The Voice Kids e molte altre. Entrando in relazione con bambini molto piccoli e con voci ancora in piena crescita, qual è la prima cosa su cui cerca di lavorare?

Diciamo che ogni allievo è una storia a sé pertanto anche la didattica e il training devono configurarsi in base all’artista che abbiamo di fronte tenendo conto dello stato fisico e dell’età; nel caso dei bambini si parte cercando un punto d’incontro ovvero di fargli cantare quello che amano e piano piano fornirgli la consapevolezza che il loro strumento è unico, fino a responsabilizzarli attraverso piccole sfide da superare. Solo in questo modo si acquisisce quel senso di disciplina necessario per vivere in modo sano e non tossico il mondo della musica. Credo tantissimo nell’esperienza formativa del palco e cerco di far comprendere l’importanza dei contest canori – il primo mezzo per arrivare ai talent. E qui entra in gioco la mia esperienza come artista che ritengo sia assolutamente un valore fondamentale: solamente se in prima persona hai fatto anni e anni di palchi puoi valutare e preparare una performance contemplando davvero tutti gli elementi: tecnica vocale, interpretazione, presenza scenica, scelta del brano e vendibilità discografica.

La voce è, in un certo senso, la carta d’identità di un cantante. Quanto è importante saper valorizzare e sviluppare il talento di una bella voce senza rischiare di omologarla o di farle perdere quella componente di autenticità rara che rende ogni artista unico? E quali sono, secondo lei, i principi che un buon vocal coach non dovrebbe mai dimenticare?

Qui si apre un vaso di Pandora! La cosa più difficile oggi è essere unici ed è un grande paradosso perchè tutti noi di fatto lo siamo! Il lavoro di un bravo Coach consiste nel non inserire i propri gusti musicali nell’allievo ma capire immediatamente il “suo suono” – spiegando come abbinarlo al meglio al genere musicale più adatto. Come rudimenti bisogna saper scaldare la voce, idratare lo strumento e osservare i principi di Igiene vocale da utilizzare nella voce artistica e in quella parlata.

Siamo una figura professionale essenziale in ambito musicale: siamo veri e propri Allenatori della voce mentre i Foniatri sono i Medici e i logopedisti sono i Riabilitatori dello strumento… siamo professionisti a disposizione dell’artista e tocca a noi risolvere le magagne prima, durante e dopo il live.

Che cosa significa scegliere di fare il cantante oggi, in un’epoca in cui la possibilità di esporsi e di raggiungere rapidamente un pubblico porta sempre più persone a tentare la strada della musica?

Scegliere di fare il cantante oggi significa, prima di tutto, scegliere un mestiere. Viviamo in un’epoca in cui è molto più semplice avere uno spazio per mostrarsi: attraverso i social chiunque può pubblicare una canzone, una cover e potenzialmente raggiungere migliaia di persone in pochissimo tempo. Questa è una grandissima opportunità, ma credo abbia anche creato un po’ di confusione tra il concetto di visibilità e quello di professionalità. È un’arma a doppio taglio.

“Essere visibili” non significa necessariamente “essere pronti”. Dietro un cantante ci sono anni di studio, ricerca, errori, esperienza sul palco, costruzione di un’identità e soprattutto tanta costanza. Oggi forse la vera sfida non è riuscire a farsi vedere, ma avere qualcosa da dire e riuscire a costruire un percorso che duri oltre il momento di attenzione.

Per questo ritengo che chi sceglie davvero di fare questo mestiere debba avere pazienza e investire tantissimo su di sè. Un video può diventare virale in una notte, ma Artisti non si diventa in una notte!

Lei ha avuto modo di lavorare anche in importanti contesti televisivi. Quanto la televisione e i talent show riescono realmente a raccontare il lungo lavoro, spesso invisibile, che si nasconde dietro la costruzione e la crescita di una voce?

La televisione e i talent show hanno inevitabilmente dei tempi molto diversi da quelli necessari alla crescita di una voce. In televisione vediamo spesso pochi minuti di un’esibizione, magari il momento più emozionante di un percorso, ma dietro quei minuti possono esserci anni di studio e di lavoro che il pubblico non vede.

Avendo avuto la possibilità di vivere questi contesti soprattutto dall’interno, ci tengo a sottolinearlo. Il Talent può essere una vetrina straordinaria e può accelerare alcune opportunità, ma non può e non sostituisce il percorso didattico-formativo di un cantante.

Come vocal coach, poi, so che la crescita vocale raramente è lineare: ci sono momenti in cui si fanno grandi passi avanti e altri in cui bisogna fermarsi, correggere un’abitudine, conoscere meglio il proprio strumento e soprattuto accettarne i limiti – questa è una delle cose più difficili in quanto le corde vocali hanno caratteristiche morfologiche e meccaniche di funzionamento dalle quali non possiamo esimerci. Tutto questo difficilmente può essere raccontato nei tempi televisivi!

Credo quindi che la televisione possa mostrare il risultato di una parte del percorso, ma non sempre riesce a raccontarne fino in fondo il processo. Ed è proprio quel processo invisibile – fatto di studio, disciplina, consapevolezza e ricerca della propria identità – il bello di vedere un artista crescere fino ad arrivare a spiccare il volo!

Per approfondire il percorso artistico e professionale di Ruggero Ricci e scoprire tutte le sue attività, è possibile visitare il suo profilo ufficiale https://www.ruggeroricci.net/